Temperatura di colore (Kelvin)
La temperatura di colore, misurata in kelvin (K), descrive la tonalità della luce bianca: circa 3.000 K è calda (giallastra), 5.000–5.700 K è bianco neutro simile alla luce diurna, 6.000–6.500 K è bianco freddo. I marchi affermati specificano 5.000–5.700 K.
Le lampade alogene si collocano intorno ai 3.200 K. Il valore normalmente citato per i fari da lavoro a LED – 6.000 o 6.500 K – descrive la fascia commerciale del mercato e non ciò che i costruttori di veicoli specificano davvero: Nordic Lights produce gran parte della gamma a 5.000–5.700 K, Grote indica 5.700 K, mentre J.W. Speaker, Vision X e Baja Designs si standardizzano su 5.000 K. Nordic Lights sconsiglia esplicitamente di superare i 5.700 K in ambienti con precipitazioni o polvere. Un bianco più freddo migliora la resa del contrasto e riduce l'affaticamento dell'operatore nei lunghi turni notturni: per questo il bianco luce diurna è lo standard sulle macchine.
Quando vince la luce più calda
Con nebbia, polvere o nevicate, una luce molto fredda viene diffusa all'indietro verso gli occhi dell'operatore. I fari ausiliari ambra o le opzioni con kelvin più bassi non attraversano però meglio le particelle sospese: le goccioline di nebbia diffondono nel regime di Mie, praticamente indipendente dalla lunghezza d'onda. Il vantaggio sta nella minore retrodiffusione, quindi meno abbagliamento e meno affaticamento visivo – ed è il motivo per cui il Regolamento ONU n. 48 consente ancora il giallo selettivo sui fendinebbia anteriori.
Cosa specificare
Per l'illuminazione da lavoro generale, 5.000–5.700 K è la scelta predefinita, la stessa banda con cui escono i nostri fari di serie. Per polvere, neve e pioggia diversi produttori premium affiancano versioni calde da 2.700–2.800 K. Tenete presente che la temperatura di colore non dice nulla sulla luminosità – consultate lumen nominali vs effettivi per il lato emissione della specifica.
I lumen nominali provengono dalla scheda tecnica del chip LED; «lumen effettivi» è il termine commerciale per la luce che esce davvero dal faro dopo le perdite ottiche, termiche ed elettriche. Il divario è reale – in genere il 20–40 % – ma nessun ente normativo definisce il termine e ogni marca lo misura in un momento diverso, perciò quei valori non sono confrontabili tra fornitori.
Tipi di fascio (diffuso, concentrato, combinato, trapezoidale)Il tipo di fascio descrive come un faro distribuisce la luce: il fascio diffuso offre un'illuminazione ampia del campo vicino; il fascio concentrato proietta un fascio stretto a lunga distanza; i fari a fascio combinato riuniscono entrambi in un unico alloggiamento.
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